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A parziale favore e con il patrocinio di Una Mano alla
Vita Onlus va in scena la piéce teatrale
di Aldo De Benedetti
"Due dozzine di rose scarlatte"
Luogo: Teatro Smeraldo - Piazza XXV Aprile
10 Milano
Data:13 Settembre 2006
Orario: ore 16,00 e ore 21,00
Compagnia Teatrale: Teatro del Mediterraneo
Regista:Pierluigi Cominotto
Agenzia incaricata alla prevendita: LaMilanoSpettacoli
Via Mercadante 17 Milano
tel. 02 67474142

TRAMA
Due dozzine di rose scarlatte” fu
scritta nel periodo in cui ci si doveva ‘distrarre’ dai problemi veri
del Paese, e quindi è una commedia sospesa nel tempo e nello spazio.
I fatti accadono a Roma nel 1936, ma potrebbero succedere in un altro
luogo e in un’altra epoca e non cambierebbe nulla. E già questo è un
vantaggio per farne una commedia ‘universale’.
Non tocca tasti sociali o politici, però se De Benedetti avesse voluto
portare alle estreme conseguenze l’assurdità dell’assunto iniziale (e
cioè che una donna scontenta del proprio marito può convincersi di amare
un perfetto sconosciuto solo perché ha con lui una corrispondenza epistolare)
avrebbe dato vita a una brutta copia di Pirandello. Ma così non è stato.
Fortunatamente. “Una dozzina di rose scarlatte” rimane una commedia
dei ‘telefoni bianchi’ retta da soli tre personaggi formidabili, e un
quarto che, con pochissime battute e qualche mossetta azzeccata, riesce
a inserirsi con discrezione fra i tre. E non deve essere più di questo.
Non ha la pretesa di far riflettere più di tanto né di far prendere
partito per la moglie o per il marito: è quello che è; uomini e donne
con le loro debolezze, i loro vezzi, le loro magagne, le loro idiosincrasie.
Come diceva Dumas, ‘le catene del matrimonio sono così pesanti che bisogna
essere in tre per sopportarle’ e quindi, oltre alla coppia di sposi,
bisogna che, di volta in volta, si aggiunga un terzo ad aiutare.
La vicenda è tutta incentrata su un equivoco iniziale e poi prosegue
con il marito che continua a spedire rose scarlatte alla moglie perché
vuole scoprire fino a che punto lei è disposta a trascinare ‘la tresca’
con lo sconosciuto che le invia i fiori. E quando sembra che tutto stia
per concludersi nel peggiore dei modi, allora il terzo, l’amico di famiglia,
come agnus Dei, o capro espiatorio, prende su di sé ogni colpa e fa
sì che la coppia ritorni coppia ridendo di lui e unendosi ancor più
saldamente. Un sorriso amaro potrebbe prendere il pubblico a questa
soluzione ‘di ripiego’, invece quello che viene spontaneo è un sospiro
di sollievo per lo ‘scampato pericolo’.

AUTORE DELLA COMMEDIA
Aldo de Benedetti é nato a Roma nel
1870 ed è morto nella stessa città nel 1970.
Commediografo e sceneggiatore, uno dei più importanti esponenti del
teatro d'evasione nel periodo fra le due guerre mondiali.
Cominciò a scrivere molto giovane, sia per il teatro che per il cinema.
Il successo gli arrise tra il 1930 ed il '38, quando fornì un vasto
repertorio agli interpreti della commedia sentimentale (suoi lavori
vennero portati in scena, tra gli attori, da Falconi, Tofano, De Sica
e Merlini).
I titoli più noti di quel periodo sono La resa di Titi (1931), Non ti
conosco più (1932), Milizia territoriale (1933), L'uomo che sorride
(1935), preludio al testo per il quale viene ricordato: "Due dozzine
di rose scarlatte", scritto nel 1936 e rappresentato anche all'estero.
Di origine ebraica, le leggi razziali del regime fascista lo obbligarono
al silenzio.
Dal 1938 si dedicò al cinema, anche se il suo nome non potè comparire
nelle locandine dei film.
Tornò al teatro solo dopo la fine della guerra, con commedie di stile
pirandelliano: Lo sbaglio di essere vivo (1945), L'armadietto cinese
(1947), Gli ultimi cinque minuti (1951), Buonanotte Patrizia (1956),
Il libertino (1960), Paola e i leoni (1970).
Notevole fu la sua attività di sceneggiatore per il grande schermo,
dove si cimentò con successo nello stile dei 'telefoni bianchi'.
La commedia "Da giovedì a giovedì" è stata scritta nel 1958
e messa in scena nel gennaio del '59 al Teatro Eliseo di Roma. Interpreti
principali furono Franco Volpi, Elisa Cegani, Aroldo Tieri, Francesco
Mulè.
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