TESTAMENTO BIOLOGICO

Il 26 marzo 2009 il Senato ha approvato con 150 voti favorevoli, 123 contrari e 3 astenuti, il disegno di legge sul testamento biologico che passerà ora alla Camera, probabilmente alla XII Commissione Affari Sociali.

Clicca per leggere il documento allegato

Consulta il testo completo approvato dal Senato
--------------------------------------------

END OF LIFE CARE

In Gran Bretagna è diventato obbligatorio per i medici discutere con i pazienti e la loro famiglia le opzioni a disposizione riguardo i trattamenti di fine vita.

Clicca per leggere l'articolo allegato
Articolo del 07 marzo 2009 del quotidiano "Avvenire"

-----------------------------------------------

SULLA ALIMENTAZIONE E IDRATAZIONE ARTIFICIALE
(documento della Sezione di Milano dei Medici Cattolici Italiani)

Parlare di «alimentazione e idratazione artificiali» nel nostro Paese oggi evoca, senza ombra di dubbio, precomprensioni legate alle vicende dalle quali siamo usciti recentemente, con la conseguente assunzione dello «stato vegetativo permanente» a paradigma interpretativo della questione, con lo stile della contrapposizione ideologica a cui assistiamo a livello politico e con uno sfondo culturale che oppone fautori della vita a chi sembrerebbe ad essa contrario. Tutto ciò non permette un confronto sereno, animato da una reale necessità di dialogo per il bene comune, ma soprattutto astrae la questione, facendola uscire dai normali contesti di assistenza dove comunemente viene vissuta e dove il linguaggio ha una sua valenza tecnica, e questo crea non pochi equivoci. Occorre, pertanto, assumere questa situazione e cercare di impostare la questione in modo più ampio evitando semplificazioni.

Per far questo ci sembrano adeguate due considerazioni preliminari:

1) Occorre riconoscere l’alleanza terapeutica tra paziente e personale sanitario come l’alveo naturale di riferimento per una comprensione adeguata della questione, oltre che elemento fondante la relazione di cura. Infatti, come reazione al «paternalismo medico» un tempo diffuso, nel pendolarismo che spesso caratterizza la storia, oggi frange della società civile spingono per un’autonomia assoluta del paziente, che quasi prescinda dal medico o ne faccia un semplice esecutore testamentario. Entrambe le visioni — quella del «paternalismo medico» e quella dell’autonomia assoluta — rischiano di dimenticare l’imprescindibile relazionalità nel processo del prendersi cura, dove la fiducia è un elemento irrinunciabile.

2) Nella dialettica tra curare (to cure) e prendersi cura (to care) occorre non sottovalutare come i progressi della medicina hanno fatto in modo che, tecnologie sempre nuove e che permettono interventi sempre più efficaci sul corpo umano, riguardino sempre più esplicitamente l’ambito del prendersi cura. Questo porta con sé da una parte il problema di un’eccessiva medicalizzazione della vita e del processo del morire e dall’altra la difficoltà di distinguere, relativamente alle tecniche a disposizione, l’ambito del curare e del prendersi cura.

«Alimentazione e idratazione artificiali» ci offrirebbero l’occasione per ribadire la necessità di una relazionalità dialogante nel rapporto paziente-medico e la necessaria continuità tra il processo della cura e del prendersi cura.


L’alleanza terapeutica è altro rispetto a un contratto tra due parti che devono tutelarsi l’una dall’altra: chiama in causa la responsabilità dialogica di entrambi i soggetti coinvolti, delle loro coscienze, nel rispetto delle competenze del medico (e dell’équipe sanitaria) e dell’autonomia non assoluta (ab-soluta) del paziente, frutto di una relazione che da sempre lo costituisce.
Questo è l'appropriato contesto anche per una corretta valutazione delle pratiche di alimentazione e idratazione artificiale. Fatta salva la dignità della persona del malato, di cui sempre occorre prendersi cura qualunque sia la sua condizione clinica, non si può tuttavia ignorare la diversità delle situazioni con le loro molteplici variabili e con la necessità caso per caso di compiere un discernimento prudente della proporzionalità (da parte del medico e in generale del personale sanitario, tenendo in debita considerazione la volontà del malato) circa i modi e i tempi del procedere, perché il paziente possa continuare a vivere con dignità o con dignità sia accompagnato nel processo del morire. Occorre, infatti, prendere atto e riconoscere con onestà (pur fuggendo, nel complesso, ogni idea latente o manifesta di eutanasia) che questi interventi a volte non ottengono il fine per cui sono istaurati o sono troppo gravosi per il paziente. Tale gravosità è necessario che tenga conto delle condizioni peculiari di ogni ammalato, delle sue forze fisiche e morali perché non si rischi, in alcune situazioni, in modo poco prudente, di richiedere comportamenti che risultino eroici. In queste circostanze, tali interventi, ci sembra, non sarebbero più forma concreta del prendersi cura dell’altro.

Ribadiamo pertanto l’importanza, per una comprensione adeguata della questione, di intendere «alimentazione e idratazione artificiali» nell’ambito della relazione terapeutica, che si configuri quale alleanza terapeutica tra paziente e personale sanitario e dove l’agire con prudenza potrebbe essere garantito dalla pluralità delle voci in una decisione partecipata.

NB: Il documento è stato presentato nella conferenza stampa di Mercoledì 15 Aprile presso la Fondazione Ospedale Maggiore di Milano (aula Pad Marcora) dal Presidente Prof. Giorgio Lambertenghi Deliliers a nome di tutto il Consiglio direttivo dell’AMCI milanese

-----------------------------------------------

SALUTE: TERAPIA DOLORE, IN DDL ANCHE ALBO PALLIATIVISTI
(Notizia ANSA)
-

Presto sarà istituita come figura quella del palliativista, ossia il professionista specializzato nelle cure palliative. Una figura per cui sarà istituito anche un master post-universitario, riservato solo ad alcune specialità mediche, e anche un ordine nazionale.
Si tratta di una delle principali novità che verrà inserita, tramite emendamenti, nel ddl sulla terapia del dolore e le cure palliative, votato dalla Commissione Affari Sociali della Camera e che dovrà arrivare in aula. Lo ha anticipato all'Ansa Guido Fanelli, coordinatore della commissione ministeriale sulla terapia del dolore e cure palliative a margine di un incontro sul dolore al femminile.
«Per quel che riguarda la figura del palliativista - ha spiegato Fanelli - il nostro obiettivo è quella di farla di riconoscere come una categoria professionale vera e propria. Per questo stiamo pensando all'istituzione di un master per palliativisti, e ad una sanatoria per coloro che già esercitano questo ruolo almeno da cinque anni. Ovviamente non tutte le specialità mediche potranno essere ammesse al master, ma solo quelle degli anestesisti, oncologi, geriatri, specialisti in medicina interna e anche medici di medicina generale».
All'interno del ddl inoltre si prevede, un pò sulla falsariga della rete nazionale dei trapianti, «la creazione di una rete di cure palliative, con un osservatorio nazionale con sede a Roma, coordinamenti regionali e locali. Dovrà invece essere riorganizzata la rete della terapia del dolore». A tal fine andranno impiegati - conclude Fanelli - «i cento milioni di euro stanziati dalla conferenza Stato-Regioni. Risorse che verranno stanziate anche per altri due anni, per un totale di 300 milioni di euro. La maggior parte di questi fondi sarà impiegata per la formazione di personale proprio sulle terapie del dolore».

-----------------------------------------------

CASO ENGLARO: ARCHIVIATA INDAGINE SU SACCONI

Il Tribunale dei ministri di Trieste ha archiviato l'accusa di violenza privata contro Maurizio Sacconi, poiché l'atto di indirizzo del ministro del Lavoro, salute e politiche sociali relativo al caso Eluana Englaro è stato giudicato privo di elementi di reato. Sacconi aveva invitato le strutture del Servizio sanitario nazionale a non sospendere idratazione e alimentazione artificiali ai pazienti in stato vegetativo. L'atto aveva portato alla marcia indietro da parte della casa di cura 'Città di Udine', che inizialmente aveva dato la propria disponibilità ad accogliere la paziente per attuare il protocollo che l'avrebbe condotta alla morte. Era stata poi l'Azienda pubblica di servizi alla persona 'La Quiete' di Udine, non convenzionata, ad accogliere la Englaro fino al decesso. L'indagine era stata avviata dalla Procura di Roma che l'aveva poi trasmessa a quella di Trieste per competenza, che a sua volta l'aveva passata al Tribunale dei ministri presso il capoluogo giuliano.

-----------------------------------------------