Il 26 marzo 2009 il Senato ha approvato con 150 voti favorevoli, 123 contrari e 3 astenuti, il disegno di legge sul testamento biologico che passerà ora alla Camera, probabilmente alla XII Commissione Affari Sociali.
In Gran Bretagna è diventato
obbligatorio per i medici discutere con i pazienti e la loro famiglia
le opzioni a disposizione riguardo i trattamenti di fine vita.
SULLA ALIMENTAZIONE E IDRATAZIONE ARTIFICIALE Parlare di «alimentazione e idratazione artificiali» nel nostro Paese oggi evoca, senza ombra di dubbio, precomprensioni legate alle vicende dalle quali siamo usciti recentemente, con la conseguente assunzione dello «stato vegetativo permanente» a paradigma interpretativo della questione, con lo stile della contrapposizione ideologica a cui assistiamo a livello politico e con uno sfondo culturale che oppone fautori della vita a chi sembrerebbe ad essa contrario. Tutto ciò non permette un confronto sereno, animato da una reale necessità di dialogo per il bene comune, ma soprattutto astrae la questione, facendola uscire dai normali contesti di assistenza dove comunemente viene vissuta e dove il linguaggio ha una sua valenza tecnica, e questo crea non pochi equivoci. Occorre, pertanto, assumere questa situazione e cercare di impostare la questione in modo più ampio evitando semplificazioni. Per far questo ci sembrano adeguate due considerazioni preliminari: 1) Occorre riconoscere l’alleanza terapeutica tra paziente e personale sanitario come l’alveo naturale di riferimento per una comprensione adeguata della questione, oltre che elemento fondante la relazione di cura. Infatti, come reazione al «paternalismo medico» un tempo diffuso, nel pendolarismo che spesso caratterizza la storia, oggi frange della società civile spingono per un’autonomia assoluta del paziente, che quasi prescinda dal medico o ne faccia un semplice esecutore testamentario. Entrambe le visioni — quella del «paternalismo medico» e quella dell’autonomia assoluta — rischiano di dimenticare l’imprescindibile relazionalità nel processo del prendersi cura, dove la fiducia è un elemento irrinunciabile. 2) Nella dialettica tra curare (to cure) e prendersi cura (to care) occorre non sottovalutare come i progressi della medicina hanno fatto in modo che, tecnologie sempre nuove e che permettono interventi sempre più efficaci sul corpo umano, riguardino sempre più esplicitamente l’ambito del prendersi cura. Questo porta con sé da una parte il problema di un’eccessiva medicalizzazione della vita e del processo del morire e dall’altra la difficoltà di distinguere, relativamente alle tecniche a disposizione, l’ambito del curare e del prendersi cura. «Alimentazione e idratazione artificiali» ci offrirebbero l’occasione per ribadire la necessità di una relazionalità dialogante nel rapporto paziente-medico e la necessaria continuità tra il processo della cura e del prendersi cura.
Ribadiamo pertanto l’importanza, per una comprensione adeguata della questione, di intendere «alimentazione e idratazione artificiali» nell’ambito della relazione terapeutica, che si configuri quale alleanza terapeutica tra paziente e personale sanitario e dove l’agire con prudenza potrebbe essere garantito dalla pluralità delle voci in una decisione partecipata. NB: Il documento è stato presentato nella conferenza stampa di Mercoledì 15 Aprile presso la Fondazione Ospedale Maggiore di Milano (aula Pad Marcora) dal Presidente Prof. Giorgio Lambertenghi Deliliers a nome di tutto il Consiglio direttivo dell’AMCI milanese ----------------------------------------------- SALUTE: TERAPIA DOLORE, IN DDL ANCHE ALBO PALLIATIVISTI
Presto sarà istituita come figura quella del
palliativista, ossia il professionista specializzato nelle
cure palliative. Una figura per cui sarà istituito anche un
master post-universitario, riservato solo ad alcune specialità
mediche, e anche un ordine nazionale. ----------------------------------------------- CASO ENGLARO: ARCHIVIATA INDAGINE SU SACCONI Il Tribunale dei ministri di Trieste ha archiviato l'accusa di violenza privata contro Maurizio Sacconi, poiché l'atto di indirizzo del ministro del Lavoro, salute e politiche sociali relativo al caso Eluana Englaro è stato giudicato privo di elementi di reato. Sacconi aveva invitato le strutture del Servizio sanitario nazionale a non sospendere idratazione e alimentazione artificiali ai pazienti in stato vegetativo. L'atto aveva portato alla marcia indietro da parte della casa di cura 'Città di Udine', che inizialmente aveva dato la propria disponibilità ad accogliere la paziente per attuare il protocollo che l'avrebbe condotta alla morte. Era stata poi l'Azienda pubblica di servizi alla persona 'La Quiete' di Udine, non convenzionata, ad accogliere la Englaro fino al decesso. L'indagine era stata avviata dalla Procura di Roma che l'aveva poi trasmessa a quella di Trieste per competenza, che a sua volta l'aveva passata al Tribunale dei ministri presso il capoluogo giuliano. -----------------------------------------------
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