La storia di Cristiano
La storia di Cristiano

IL PRIVILEGIO

Ogni giorno ho il privilegio di incontrare persone.

I parenti.

Potrei costruire una mappa astronomica basandomi unicamente sulla posizione dei parenti intorno al malato.

Tutti ruotano secondo uno schema preciso. Si avvicinano, si allontanano.

Ti fermi e osservi la danza di questi corpi celesti. Finché quasi senza accorgertene, ti ritrovi in un’orbita, nuovo pianeta di questo sistema solare e inizi a danzare anche tu.

Ci sono i portinai.

La prima volta arrivi carico di borse e zaini, ti guardi intorno cercando di capire quale sia il civico giusto, la scala, il piano … compaiono dal nulla, ti guardano con sospetto, cercano di capire cosa sei venuto a vendere nel loro condominio, vedono il cartellino appeso al collo e il sospetto cede ad un’espressione dolente. Con gli occhi vanno alla finestra al terzo piano, annuiscono e si fanno da parte.

I vicini di casa.

Sanno già tutto, come una spesa straordinaria condominiale così la malattia viene condivisa tra tutti. Ti fermano e ti aggiornano sulle ultime notizie. Ti dicono anche come è andata la notte.

Le case.

Quelle belle, luminose con lo sguardo che spazia sui tetti di Milano e quelle di periferia, claustrofobiche con vista sul parcheggio della metropolitana.

Ma tutte, senza distinzione, tutte le case si ammalano come i loro proprietari. Più passa il tempo e più l’ordine lascia il posto al caos.

Letti matrimoniali smontati per fare posto a letti ospedalieri

Scatole di medicinali che sui comodini prendono il posto di foto di matrimoni e di lauree.

La malattia oltre che prendersi le persone ruba anche lo spazio privato.

Anche le piante muoiono.

I pazienti:

ci sono quelli a cui è impossibile non volere bene

ci sono quelli che ti straziano perché assomigliano troppo alle persone che ami o che hai amato

ci sono quelli che appena arrivi ti guardano e ti chiedono: stai bene? ti vedo stanco, hai avuto una brutta giornata?

ci sono quelli che ti infastidiscono perché la malattia ha tirato fuori il peggio

ci sono quelli che prima di entrare in casa ti fermi a respirare sul pianerottolo

ci sono anche quelli che metti in conto che berrai un caffè e quasi litigherai per evitare che te lo correggano con la sambuca, anche se sono le 10 del mattino

ci sono quelli che per un motivo o per l’altro finisce sempre che capiti in casa all’ora di pranzo

ci sono quelli che se è una brutta giornata, ti mandano a quel paese

ci sono quelli che se è una brutta giornata, aspettano che la moglie esca dalla stanza per chiederti “quanto mi manca?”

Ogni giorno ho il privilegio di incontrare persone a prescindere da questo virus che ha messo in discussione tutte le nostre certezze.

I primi giorni di isolazione il giro visite sembrava la rotta di navi postali tra villaggi sperduti in mezzo ai fiordi. Ognuno un’isola, ognuno derubato di qualcosa: la visita di un familiare, una stretta di mano, un sorriso, un abbraccio.

Abbiamo imparato a sorridere con gli occhi, a farci vicini agli altri senza avvicinarci troppo.

Ogni giorno incontro persone diverse a casa loro, ogni giorno incontro uomini e donne in un periodo della vita, in cui a volte è difficile riuscire a parlarsi e a volte anche solo guardarsi negli occhi è un dialogo fitto, vero e straziante.

Ogni volta è un privilegio.

Cristiano Parazzoli

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