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Perchè sosteniamo questo progetto.

Da anni si rileva all’interno degli ospedali milanesi e lombardi carenza di personale specializzato  e di posti letto per i malati inguaribili: non è un caso che il  60% circa dei malati terminali non abbia accesso a un servizio di cure palliative. Anche l’Ospedale Niguarda presenta tale criticità a cui si aggiunge quella ulteriore di un  proprio Hospice, Il Tulipano, che non è in grado di ampliare la propria offerta.

D’altra parte il  continuo taglio della spesa pubblica in ambito sanitario rende impossibile sperare per il futuro o  la creazione di nuovi hospice (strutture specializzate per la cura dei malati inguaribili) o un aumento di personale specializzato (medici palliativisti) e di nuovi posti letto all’interno degli Hospice già esistenti.

C’è spazio solo per  soluzioni alternative e una di queste è il progetto “HOSPICE DIFFUSO” che l’Associazione ha fatto proprio sin dall’inizio.

Di  cosa stiamo parlando?

Il progetto, nato nel 2015 e attuato in via sperimentale nel 2016 e 2017, si propone di diffondere, agendo in tre direzioni,  le cure palliative nei Reparti Ospedalieri non dedicati ai malati inguaribili, per evitare ai pazienti in essi ricoverati la sofferenza inutile e garantire loro il rispetto della dignità.

Il progetto, che ha dimostrato la sua efficacia ed efficienza nel biennio di sperimentazione, è diventato una priorità per l’Associazione che lo ha sostenuto nel 2018, 2019 e 2020 e lo farà  nel 2021 prestando grande attenzione ai nuovi bisogni che l’emergenza Covid-2019 ha creato e che dovranno necessariamente essere affrontati in un futuro non lontano.

Cosa proponiamo con questo progetto.

Tre sono le soluzioni alternative che proponiamo con questo progetto da realizzare all’interno dell’Ospedale Niguarda di Milano.

  1. Formare gli operatori sanitari, medici ed infermieri, e conseguentemente spostare la cura dei malati inguaribili dalle strutture specializzate ai vari Reparti Ospedalieri così da garantire  ai pazienti terminali degenti in corsia  un accesso precoce alle cure palliative e migliori servizi di cura.
    Nel biennio 2017/2018 60 operatori dei Reparti di Medicina, Malattie Infettive e  Cardiologia hanno ricevuto una formazione base in cure palliative. Nel biennio successivo 15 tra di loro sono stati seguiti costantemente dal medico palliativista in audit clinici riguardanti casi di multi-patologie e hanno imparato ad usare, con altri 45 operaori, strumenti di valutazione specifici (questionario NECPAL).
  2. Fornire ai medici ospedalieri un servizio di consulenze per aiutarli ad elaborare un percorso di cura del malato, considerato nella sua interezza e complessità, che si faccia carico del cosiddetto “dolore totale” e  consideri  non solo le problematiche cliniche del paziente ma anche quelle  psico-relazionali, sociali, etiche e spirituali.
    Le consulenze sono passate dalle 900 del 2017, alle 1277 del 2018 e alle 1603 del 2019. Interpretiamo questo continuo incremento di richieste come segnale di un cambio di atteggiamento da parte degli specialisti dei Reparti Ospedalieri e come forte segnale di richiesta di sostegno.
  3. Potenziare l’Ambulatorio di Cure Simultanee e il Day Hospital Oncologico a cui avviare pazienti oncologici in fase di progressione importante di malattia e che si stanno avviando o sono da poco arrivati alla sospensione dei trattamenti ma che presentano una performance status ancora buono. La letteratura scientifica dimostra che un affiancamento precoce tra oncologo e palliativista migliora la qualità e quantità di vita dei pazienti e la loro soddisfazione per le cure, diminuendo contemporaneamente i costi globali dell’intervento clinico.
    L’apertura dell’Ambulatorio, inizialmente settimanale, nel 2019 è diventata bisettimanale per sopperire alle esigenze dei pazienti seguiti e eliminare liste di attesa. Le visite effettuate presso la struttura sono passate dalle 253 del 2017 alle 541 del 2018 e alle 697 del 2019.

Con che risorse realizziamo il progetto.

Abbiamo sottoscritto un contratto di collaborazione professionale con due medici palliativisti che lavorano a tempo pieno per la realizzazione delle tre azioni del progetto. Entrambi i professionisti si occupano dell’attività di formazione ma, mentre l’uno gestisce il servizio di consulenza ai medici di reparto, l’altro presta la sua attività nell’Ambulatorio di Cure Simultanee in collaborazione con l’oncologo e fornisce consulenze presso il Day Hospital Oncologico.

Chi beneficia del progetto.

Sulla base dei dati relativi alla realizzazione del progetto nel  periodo ottobre 2019-settembre 2020, destinatari del progetto saranno annualmente:

1.580 pazienti, già terminali o in prossimità d’esserlo,  affetti da patologie oncologiche e non, necessitanti  di assistenza nell’ambito delle cure palliative.

Tra i beneficiari diretti vi sarà  anche il personale medico che seguirà i corsi di formazione tenuti dai nostri medici palliativisti; si conta di formare  annualmente 15 medici, 28 infermieri e 12 Operatori Socio Sanitari, per un totale di 60 persone.

Tra i beneficiari indiretti vi saranno poi  i familiari e le persone vicine al malato che si ipotizzano nel numero di 1.000.

Complessivamente nell’arco di un anno prevediamo che il progetto porti vantaggi  a:

1.640 beneficiari  diretti
1.000 beneficiari  indiretti.

Come evolverà il progetto dopo l’emergenza coronavirus.

Poiché riteniamo di grande valore i risultati già raggiunti dal progetto negli scorsi anni, è nostro intendimento continuare anche per il 2021 le attività già in essere (formazione sia pure allargata ad altri reparti ospedalieri, consulenze e attività ambulatoriali di cure simultanee, oncologiche e cardiologiche). Siamo però certi che l’emergenza coronavirus e le sue conseguenze ci richiederanno una parziale riprogettazione e allargamento degli obiettivi per soddisfare il diffondersi di nuovi bisogni.

E’ già da oggi infatti chiaro che si prospetterà ai professionisti in cure palliative un impegno ulteriore nella gestione dei pazienti post Covid-19 che potrebbero sviluppare forme cronico/progressive di insufficienza d’organo in particolare a carico del sistema respiratorio, cardiologico e neurologico. Per tale ragione l’attività di consulenza dei nostri medici sarà, nella fase di follow-up, di fondamentale importanza.

Nell’ambito del progetto futuro dovrà inoltre essere inserita anche una terza figura professionale, quella della psicologa. Durante la fase dell’emergenza la professionista con cui collaboriamo e che si occupa abitualmente dei pazienti terminali dell’Hospice e dei loro familiari, è stata costantemente presente nei Reparti Covid e post-Covid dell’Ospedale, occupandosi della gestione emotivo/esistenziale dei pazienti e dei loro familiari, impossibilitati ad entrare in reparto, tramite l’organizzazione di videochiamate aventi lo scopo di aggiornare i familiari dei pazienti sulle loro condizioni, di comunicare loro  la cattiva notizia in caso di decesso del malato e di monitorarne il lutto.

Passata l’emergenza, la psicologa ha continuato nel suo intervento incontrando, on line, con tablet  o con incontri vis a vis, sia i familiari dei pazienti deceduti per Covid 19 sia il personale sanitario coinvolto nella gestione dell’emergenza, avendo gli uni probabilità di sviluppare un lutto complicato e gli altri disturbi da stress post traumatico.

Nel nuovo progetto “Hospice Diffuso” vorremo quindi inserire una quarta azione, di cosiddetto “follow-up psicologico” dedicato a questi due soggetti coinvolti nell’emergenza Covid-19:

–          i familiari che hanno subito la perdita di un proprio caro che verranno ricontattati dalla psicologa per verificare, mediante un colloquio telefonico e la compilazione di un test, il loro andamento emotivo;

–          gli operatori sanitari che hanno operato nei reparti di emergenza Covid-19 e il cui stato di benessere sul posto di lavoro verrà monitorato con gli stessi strumenti.

In casi di disturbi la professionista proporrà ai soggetti un percorso psicologico adeguato.

 

PER SOSTIENERE IL PROGETTO HOSPICE DIFFUSO CLICCA QUI.

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