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Questo progetto ne propone una di grande impatto innovativo: formare i medici ospedalieri e conseguentemente ampliare la possibilità di cura dei malati inguaribili estendendola  dalle sole strutture specializzate ai vari reparti e contribuendo, così, in maniera determinante a migliorare i servizi di cura a favore dei pazienti terminali in corsia, garantendo loro un accesso alle cure palliative più precoce e un conseguente miglioramento della qualità di vita.

Attualmente si rileva, all’interno dell’Ospedale Niguarda (fattore estendibile a tutti gli ospedali milanesi e lombardi) carenza di personale specializzato  e di posti letto per i malati inguaribili  (il 60% circa dei malati terminali non ha accesso a un servizio di cure palliative). L’Hospice Il Tulipano dell’Ospedale Niguarda ha avuto nel 2016 una saturazione dei posti letto in degenza del 103%.

Il taglio della spesa pubblica in ambito sanitario non consente di ragionare in termini di inserimento lavorativo di nuovo personale specializzato (medici palliativisti) e di aumento di posti letto mediante la creazione di nuove strutture specializzate (come gli hospice) o di ampliamento delle presenti (aumento dei posti letto). E’ necessario quindi trovare nuove soluzioni. Questo progetto ne propone 3 di grande impatto innovativo:

  1. Formare i medici ospedalieri e conseguentemente spostare la cura dei malati inguaribili dalle strutture specializzate ai vari reparti, contribuendo in maniera determinante a migliorare i servizi di cura a favore dai pazienti terminali degenti in corsia, garantendo loro, in primo luogo, l’accesso alle cure palliative oggi negato al 60% dei malati che ne avrebbero bisogno.
  2. Prendersi cura del malato nella sua interezza e complessità facendosi carico del cosiddetto “dolore totale” attraverso un approccio che consideri le problematiche cliniche, psico-relazionali, sociali, etiche e spirituali attraverso consulenze nei reparti ospedalieri.
  3. Implementare l’ambulatorio di cure precoci-simultanee a cui avviare i malati affetti da malattie cronico-evolutive in fasi non avanzate, perché la letteratura dimostra come questo affiancamento precoce tra specialisti e palliativisti migliori la qualità di vita, la quantità di vita, la soddisfazione per le cure e diminuisca i costi globali.

Pertanto con l’Hospice diffuso si vuole estendere la cultura delle cure palliative agli operatori sanitari dell’Ospedale Niguarda nell’approccio al malato terminale degente nei diversi reparti clinici. Non si tratta quindi di trasformare letti, stanze di degenza o parti di reparto in letti Hospice, bensì di far acquisire agli operatori sanitari dei diversi reparti competenze nell’ambito delle cure palliative, in modo da predisporre il più efficace intervento di cura finalizzato alla migliore qualità di vita del paziente e delle loro famiglie, in attesa della collocazione nel miglior setting di cura, sviluppando, nel contempo, oltre ai setting di assistenza domiciliare sul territorio e di ricovero in Hospice,  il setting ambulatoriale delle cure palliative precoci e simultanee per la presa in carico di malati in fase non avanzata di malattia cronico-progressiva che abbiano ancora un buon Performance Status.

Dal settembre 2015, quando si è dato il via al progetto in via sperimentale, l’attività di consulenza è passata dai 2/3 giorni precedenti ai 5 giorni attuali e i risultati non si sono fatti attendere: nel 2016 sono state effettuate 763 consulenze contro le 454 del 2015 con un aumento di quasi il 70%. Un aumento di prestazioni a fronte di un aumento di richieste. Non ci sembra azzardato interpretare tale dato come segnale di un cambio di atteggiamento da parte degli specialisti dei Reparti Ospedalieri, a maggior ragione se si prendono in considerazione anche altri dati, non necessariamente numerici. Con il passare del tempo sono aumentati infatti i quesiti riguardanti i criteri da adottare nel trattamento di un malato terminale all’interno dell’Ospedale e la richiesta di consulenza si è allargata anche alla formulazione di pareri circa la gestione di sintomi “difficili” e su decisioni a forte contenuto etico.

Nell’arco dei 24 mesi di progetto, si stima di poter realizzare circa 1.200 consulenze relative a 800 pazienti.

 

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