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Il film prende spunto dal libro autobiografico di Emmanuèle Bernheim in cui la scrittrice e sceneggiatrice francese, che aveva collaborato con Ozon in quattro occasioni e con la quale il regista aveva instaurato un forte rapporto di amicizia, racconta con frasi asciutte e gravi, come la sua vita precipiti con una telefonata: il padre, André, ha avuto un ictus. La storia che ne segue è quella di un fin di vita singolare.

Nel film Ozon racconta come Emmanuèle, precipitatasi in ospedale realizza che il padre, André, non potrà più aspirare a una vita pienamente autonoma, ma è disposta a prendersi cura di lui per affrettarne il recupero. Ben presto, tuttavia, è proprio André (che non accetta la propria condizione malgrado un miglioramento del proprio stato grazie alle cure ricevute e alla costante fisioterapia alla quale viene sottoposto) a confessare senza mezze misure la volontà di morire e affida anzi a Emmanuèle il compito di occuparsi degli aspetti burocratici connessi al proprio intento. A sostenerla in quella missione impossibile ci sono Pascale, la sorella trascurata, e Serge, il compagno discreto. Debole e dipendente dalle sue ragazze, André, gran borghese e collezionista d’arte, è un uomo capriccioso ed egoista, incapace di comprendere il dolore che infligge alle figlie, mai amate come era necessario. Tra lucidità e terrore, Emmanuèle e Pascale navigano a vista nel dramma. Come rifiutare al proprio padre la sua ultima volontà? Ma come accettarla? Da bambina Emmanuèle ha sognato tante volte di ‘uccidere suo padre’, un genitore tossico e poco garbato, ma aiutarlo ‘a farla finita’ nella vita reale è un’altra cosa.

Inizierà quindi per la donna un periodo tremendo, da un lato dilaniata dall’angoscia di veder morire il padre e, dall’altro, conscia del fatto che non può esimersi dall’aiutare l’anziano genitore a compiere ciò che, fermamente, desidera.

Nel narrare questo tragitto intimo di due figlie che dal rifiuto iniziale della richiesta di eutanasia del padre arrivano all’accettazione, Ozon, pur rispettando la concisione della scrittura e lo spazio del silenzio e dei non detti presenti nel libro, continua a sperimentare e innovare. Per quanto la sua sia un’opera dall’impianto drammatico, non mancano tuttavia nella pellicola venature da commedia, come in qualche battuta arguta, o nella sequenza dell’ultima cena, che fonde la giovialità dei convitati alle lacrime di Emmanuèle. La leggerezza, la giusta dose di ironia sapientemente disseminata sono tra gli ingredienti della gradevolezza del film, come quando Serge, l’impacciato cinefilo compagno di Emmanuèle, non riesce a far entrare la carrozzina nell’ascensore. A colpire è soprattutto il tono medio, la giusta distanza, la scelta di mostrare più che dimostrare, e la rinuncia a prendere una posizione netta che metta fuori gioco qualcuno dei personaggi. All’impazienza infantile e alla crudeltà del padre, replicano impeccabili e maestose le due figlie salde e determinate a cui impone il suo addio.

Sono consapevole che il tema dell’eutanasia possa sembrare ostico per molti e indurli a escludere “E’ andato tutto bene” dalle proprie scelte. Io ritengo al contrario che questo film, al di là delle proprie scelte etiche in materia di eutanasia, possa essere per tutti un ottimo momento di riflessione. La pellicola infatti, anche se parte dal dilemma morale, si focalizza in tutto il suo dipanarsi sui sentimenti e sulle lacrime trattenute dei personaggi senza sollevare polemiche o fornire risposte facili. In esso la chiave è l’empatia nei loro confronti: il genitore che vuole andarsene per sempre, il tormento di chi resta e deve decidere su cosa fare. Ozon assiste a distanza, non può offrire soluzioni, si fa narratore silenzioso di un’umanità allo stremo. E valorizza il talento di André Dussollier (il padre), qui in una delle sue prove più alte, supportato da un’ottima Sophie Marceau (la figlia).

M.V.

Dati sul film

Regista: François Ozon

Genere: Drammatico

Anno: 2021

Paese: Francia

Durata: 113 min

Data di uscita: 13 gennaio 2022

Dati del libro

Autore:

Emmanuèle Bernheim

Traduttore:

Margherita Botto

Editore:

Einaudi

Collana:

Supercoralli

Anno edizione:

2015

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