Nigeria280

Correva l’anno 2006 quando mi affacciavo per la prima volta al mondo delle cure palliative come medico. Entrai timidamente, ma piena di curiosità, in questa dimensione. Lasciai con fatica l’Ospedale, alla ricerca di un rapporto più autentico e più vicino con le persone alle quali dedicavo la mia cura di medico. Il mio primo datore di lavoro fu proprio Una Mano alla Vita Onlus con cui ho poi continuato a lavorare in tutti questi anni, anche attraversando numerosi
cambiamenti di sedi lavorative e di colleghi. Nel corso di questo tempo “insieme” tante sono le storie che ci hanno visto partecipi in una continua e proficua collaborazione. Oggi scrivo per raccontare una storia di grande coraggio e forza che ci ha coinvolti come attori non protagonisti.

Tutto inizia nel mese di Aprile 2021. Vengo contattata da una collega dell’Ospedale che mi chiede la disponibilità a prendere in carico in assistenza domiciliare una sua paziente. Inizia così la mia conoscenza con una donna nigeriana di 75 anni che chiameremo Marie e la sua coraggiosa figlia che chiameremo Lucille. Marie è affetta da una patologia oncologica non più curabile, ha raggiunto sua figlia in Italia alla ricerca di una medicina più efficace, ma dopo un lungo periodo di cure anche la medicina occidentale ha dovuto arrendersi all’avanzare della malattia.

Lucille si è sempre presa cura di lei offrendole il profondo amore e rispetto di figlia unito alla competenza infermieristica. Lucille infatti lavora come infermiera in un Ospedale di Milano. Giorno dopo giorno la relazione tra la nostra équipe, Marie e Lucille avanza; passo dopo passo ci si fida reciprocamente e si cerca insieme di offrire a Marie la miglior cura possibile. Purtroppo la malattia si fa sempre più prepotente e rende Marie sempre più dipendente da Lucille.
Nella consapevolezza di un inesorabile peggioramento si fa strada il grande desiderio di Marie: tornare nella propria terra per terminare la propria vita lì dove è iniziata. Lucille non si tira indietro, pur vivendo divisa tra la cultura italiana, che ormai fa parte di lei, e quella nigeriana,
sa che questo desiderio della madre ha radici profonde. Inizia a mettersi in moto la macchina organizzativa. Il biglietto aereo, le medicine necessarie per il viaggio e per il tempo che dovrà trascorrere in Nigeria, la burocrazia delle compagnie aeree che rende difficoltoso il trasporto di una persona malata, la ricerca dei presidi necessari una volta arrivati in Nigeria. Lucille chiede ed ottiene l’aspettativa dal lavoro per accompagnare la mamma a casa e per assisterla. E’ tutto una corsa, una richiesta di documenti, carte , bolli. E intanto Marie non sta meglio… anzi!

Inizia ad aver bisogno anche dell’ossigeno per minimi spostamenti. Ne avrà bisogno anche durante il viaggio aereo, che purtroppo comprende uno scalo obbligato. Ci informiamo con la compagnia aerea… è possibile, ma il costo è elevato, Lucille ha già impegnato moltissimi soldi per questo viaggio. In un istante tutto sembra troppo difficile. E’ quasi sera e ascolto al telefono Lucille, triste e provata da tutta questa fatica. Mentre accolgo il suo dolore mi si accende una speranza. Chiudo la telefonata con un abbraccio virtuale e le dico di andare a dormire.

Avrei provato a cercare una soluzione e ci saremmo viste la mattina successiva per la visita della mamma. Mi sporgo lungo il corridoio e mi avvio verso gli uffici di Una Mano alla Vita che dista pochi passi dal mio studio. Busso, entro, saluto e dico “devo chiedervi un grosso aiuto”.

Racconto la storia di Marie e Lucille e chiedo se possiamo insieme trovare un modo di rendere un po’ più scorrevole questo cammino così impervio. Mi siedo a parlare con loro, fiduciosa dello spirito che guida questa Onlus e supportata da precedenti esperienze di lavoro insieme. Il mattino successivo ho già la risposta e un grande dono, Una Mano alla Vita si occuperà di sostenere l’ingente costo dell’ossigeno. Sono raggiante e molto riconoscente.

Arrivo a casa di Lucille, le sorrido e la abbraccio. Le spiego che Una Mano alla Vita si farà carico della spesa aggiuntiva. E’ incredula e raggiante allo stesso tempo. Sostenuta più dalla consapevolezza dell’intento comune che dal reale aiuto economico, sono momenti di profonda
emozione.

Poi tutto va veloce. Si parte, con il cuore in gola, primo scalo, tanta attesa, poi il secondo volo, poi una parte di viaggio in bus e poi ricevo la telefonata di Lucille: siamo arrivate, la mamma è a casa, è stata dura ma Marie è tornata nella sua terra in mezzo alla sua famiglia.

Dott.ssa Luisa Cesaris

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