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Nelle cure palliative e nell’assistenza in hospice è ormai consuetudine per gli operatori coinvolti,  perlomeno nei paesi anglofoni, prestare attenzione alle storie orali riferite dai pazienti e al racconto dello loro esperienze di fine vita; “decifrare” la narrazione del malato consente loro di conoscerne i valori e le aspettative, di scoprire il modo in cui quella persona affronta la propria condizione e in cui giunge a prendere delle decisioni, ciò che si aspetta ed è disposto a tollerare delle cure.

In Italia le esperienze di narrativa sono meno numerose rispetto ai paesi anglofoni ma non meno significative. Tra queste vi è quella portata avanti dall’équipe dell’Hospice ‘Il Tulipano’ di Niguarda che è uno dei centri in Italia dove si pratica la medicina narrativa dal settembre del 2009.

Ma cosa si intende per narrazione, medicina narrativa e quali sono le modalità, i contenuti e gli obiettivi che questo approccio al malato si prefigge?

Per cercare di capire meglio questo processo, proporremo qui di seguito una serie di domande a cui, quasi in un’intervista immaginaria, risponderemo con le parole di Brian Hurwitz, clinico tra i fondatori della medicina narrativa e direttore del Centro di Umanizzazione delle Cure al King’s College di Londra.

D: Cosa si intende esattamente per medicina narrativa?

R: “Con medicina narrativa intendiamo quella forma espressiva attraverso cui le preoccupazioni concernenti la salute si strutturano e vengono veicolate da pazienti, parenti e amici, nonché dallo staff medico, nelle conversazioni, nelle presentazioni e nei report dei casi specifici.”

D: Qualsiasi espressione verbale può essere definita narrazione?

R: “Possiamo parlare di narrazione quando qualcuno riferisce a qualcun altro una certa cosa 1) mediante un racconto che prevede un ascoltatore, un arco temporale, una trama e un punto cardinale  2) e che si struttura attraverso l’ordine,  l’enfasi, gli intervalli e i ritmi che ne definiscono il contenuto”

D: Ma questo contenuto a cosa rimanda, cosa esprime?

“Nella medicina narrativa, il contenuto della narrazione può riflettere i sentimenti, le sensazioni, i pensieri e gli stati d‘animo relativi a esperienze che sorgono da una dimensione soggettiva interiore, ma può anche avere per oggetto problemi esterni direttamente verificabili, come le alterazioni della struttura corporea, della sua funzione e le circostanze di natura strettamente individuale.»

Detto in altri termini la narrazione apre una breccia nell’esperienza personale del malato, porta con sé la verità del paziente, la sua percezione dell’esperienza che sta vivendo, esperienza che influisce sulla sua vita reale, sulle sue relazioni e sul suo modo di considerare la propria condizione.

Non bisogna però dimenticare che l’intervista narrativa è un processo in cui l’ascoltatore è un soggetto importante quanto colui che narra.

Anni di esperienza nell’Hospice Il Tulipano dell’Ospedale Niguarda hanno confermato che la  medicina narrativa ha un uso terapeutico perché:

  • aiuta a capire o chiarire
  • aiuta a dare senso al trauma della prognosi
  • ha un effetto benefico anche sulla famiglia e amici
  • ha un’influenza positiva nell’interazione con gli operatori coinvolti nell’assistenza.

Florence Nightingale, la fondatrice della moderna professione infermieristica, già nella seconda metà del XIX secolo aveva colto, in grande anticipo sui tempi, i limiti della cartella clinica notando come l’anamnesi clinica da sola non fosse sufficiente per curare bene una persona.

E d’altra parte l’importanza del racconto in medicina era ben nota sin dai tempi di Ippocrate. E’ in sintonia con questo tipo di pensiero che negli ultimi vent’anni la narrativa è diventata un’area essenziale di ricerca e sviluppo nel settore della salute il cui risultato è stato un nuovo approccio al malato definito MEDICINA NARRATIVA.

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